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Giuseppe Pani

Il centurione: rinascere sotto la croce

2026-04-04 10:45

Giuseppe Pani

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Il centurione: rinascere sotto la croce

Il centurione scuote le nostre coscienze: ci testimonia che esiste una risurrezione che avviene prima del sepolcro, quella del cuore.

Spesso dimentichiamo la figura del centurione romano: un ufficiale abituato alla forza che, ai piedi della croce, sta compiendo il suo dovere: l’uccisione dei condannati. Eppure, proprio nel momento in cui Gesù spira, qualcosa cambia in lui ed esclama: «Davvero costui era Figlio di Dio!» (Mc 15,39).

Il centurione scuote le nostre coscienze: ci testimonia che esiste una risurrezione che avviene prima del sepolcro, quella del cuore. Davanti al Crocifisso, risorge dalla propria indifferenza e da una logica di violenza mascherata da giustizia.

La tradizione cristiana occidentale ha finito per identificare il centurione con un’altra figura: il soldato che trafigge con una lancia il costato di Gesù (cfr. Gv 19,34), chiamandolo Longino, venerato come santo il 16 ottobre. Il Bernini lo rappresenta con grande intensità: il corpo è proteso in avanti, le braccia tese, lo sguardo rivolto verso il cielo, come colto da stupore e da una rivelazione improvvisa. Di fronte alla crudeltà del momento, di cui è parte attiva, si scopre capace di rinascere.

Ogni carnefice – e ciascuno di noi, nel proprio piccolo, lo è stato o potrebbe esserlo – ha sempre la possibilità di ritrovare la propria umanità. Il centurione che ha coordinato l’esecuzione è lo stesso uomo che ora, per primo, annuncia la divinità di Gesù. È la sua Pasqua personale: il passaggio da una violenza ligia all’istituzione a un cuore libero che si apre al trascendente.

Oggi, di fronte all’orrore delle guerre e alla sofferenza di milioni di persone, l’auspicio è che i governanti sappiano vivere questa stessa trasformazione. Anche dopo aver esercitato la forza o aver dato ordini terribili, compreso il sacrificio di bambini, possano trovare il coraggio di far rotolare via la pietra che blocca il loro cuore.

Solo così sarà possibile trasformare i freddi interessi di potere ed economici in gesti di umanità e giustizia.

Che questa Pasqua accenda in noi – e soprattutto in chi ha in mano le armi – il coraggio di rinnegare la violenza e seminare amore e speranza, non morte.

 

Tanti auguri a voi e alle vostre famiglie!

 

Giuseppe Pani

 

 

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